Il Digital Services Act cambia le regole per chi vende online: sai cosa puoi richiedere adesso?


Kopjra - Digital Service Act

in breve

Il Digital Services Act, in vigore dal 17 febbraio 2024, obbliga le piattaforme digitali a gestire con priorità le segnalazioni di contenuti illegali, incluse le violazioni della proprietà intellettuale. Introduce strumenti concreti per i brand, come la verifica dei venditori, i segnalatori attendibili e la sospensione dei recidivi, ma la sua efficacia dipende da una documentazione IP solida e da segnalazioni costruite a regola d’arte.


COS’è IL Digital services act?

Il 17 febbraio 2024 è entrata in vigore una legge europea che trasforma le piattaforme digitali da intermediari passivi a soggetti responsabili dei contenuti che ospitano.

Il Digital Services Act (DSA), formalmente Regolamento UE 2022/2065, è il primo strumento normativo ad obbligare gli intermediari digitali a prendere sul serio le segnalazioni provenienti dai brand. Si applica infatti a marketplace, social media, piattaforme di hosting, app store e motori di ricerca e si basa su un presupposto semplice, ma che non sempre viene applicato: se una cosa è illegale offline, lo è anche online.

Il DSA cambia le regole del gioco: dal 2024 tutti i soggetti coinvolti hanno l’obbligo di gestire ed elaborare le segnalazioni degli utenti sui contenuti ritenuti illegali ai fini della loro rimozione. Per chi viola le direttive, sono previste sanzioni che possono arrivare fino al 6% del fatturato globale annuo o, nei casi più gravi, il blocco temporaneo dell’attività sul territorio europeo.

Per le aziende questo significa che una sospetta violazione IP non può più essere ignorata, perché la piattaforma ha un interesse diretto nel gestirla correttamente.

quali STRUMENTI INTRODUCE il dsa?

A tutela degli utenti, il Digital Services Act introduce tre strumenti principali.

KYBC: conosci chi ti sta copiando

Uno dei grossi problemi della brand protection online è sempre stato l’anonimato: prima del DSA, risalire al responsabile della violazione era quasi impossibile. Il modello KYBC, Know Your Business Customer, impone ora alle piattaforme di verificare le credenziali dei fornitori terzi prima ancora che possano pubblicare un’inserzione, richiedendo loro informazioni come ragione sociale, contatti reali, un indirizzo verificabile, la partita IVA.

Grazie a questi dati, è più facile per le piattaforme identificare il soggetto responsabile della violazione e permettere ai brand di intraprendere azioni concrete, anche in sede giudiziaria se necessario.

Trusted Flagger: una corsia preferenziale per le segnalazioni

Prima del DSA, le tempistiche per la gestione delle segnalazioni erano variabili e dipendevano unicamente dalla volontà della piattaforma. Il Regolamento introduce invece un diritto di priorità garantito ai soggetti identificati come Trusted Flagger.

I Trusted Flagger, ovvero i segnalatori attendibili, sono soggetti – non singoli individui, ma organizzazioni, associazioni, enti specializzati o società (come Kopjra, segnalatore attendibile dal 2026) – designati dai Coordinatori dei Servizi Digitali nazionali (in Italia AGCOM) per la loro competenza comprovata nel rilevare contenuti illegali in ambiti specifici. Quando arrivano segnalazioni da parte dei segnalatori attendibili, le piattaforme sono obbligate a gestirle con la massima priorità.

Affidarsi a un Trusted Flagger può fare la differenza tra una segnalazione gestita in tempi rapidi e una che si perde nei tempi standard di gestione. Quando ci si imbatte in violazioni, la tempestività è cruciale per contenere i danni, sia economici che reputazionali.

La sospensione dei recidivi

Prima dell’introduzione di questo meccanismo, un venditore di prodotti contraffatti poteva aprire una nuova attività con un nome diverso e ricominciare da capo. Grazie alle novità illustrate nel Regolamento, l’identificazione di un soggetto recidivo (reso possibile anche dal KYBC menzionato in precedenza) può portare alla sua sospensione permanente, non legata a un singolo account ma al soggetto stesso. Un cambiamento che colpisce alla radice il modello di business di chi opera sistematicamente nella contraffazione online.

COme il DSA sta cambiando il mercato, tra vantaggi e limiti

Le autorità hanno già avviato procedimenti su grandi piattaforme come Temu, Shein e AliExpress in relazione a rischi per i consumatori, vendita di prodotti illegali o non conformi e carenze nella verifica dei venditori. Per evitare le maxi sanzioni, che su intermediari in grande scala possono tradursi in svariati milioni di euro, le piattaforme hanno interesse a prendere sul serio le segnalazioni e implementare i propri sistemi di gestione.

Il Digital Services Act rappresenta un passo significativo verso un ecosistema digitale più equo e protettivo nei confronti delle aziende, ma è ancora lontano dall’essere un sistema perfetto.

Uno dei limiti più rilevanti è la documentazione di partenza. Il DSA funziona meglio se il marchio è già registrato: una segnalazione priva di documentazione IP formale (depositata presso EUIPO o l’ufficio marchi nazionale) difficilmente verrà gestita con priorità. Il Regolamento, infatti, rafforza gli strumenti di chi ha già investito in proprietà intellettuale.

Il secondo limite riguarda le tempistiche di gestione: il DSA impone alle piattaforme di agire “senza indebito ritardo”, ma non fissa un numero di ore, giorni o settimane entro cui la rimozione deve tassativamente avvenire. Nelle tempistiche di presa in carico concorrono anche fattori esterni, che non dipendono dal Regolamento: molto spesso a fare la differenza tra una gestione rapida e una lenta sono le pratiche di segnalazione solide e lo status di chi le invia, ma anche il sovraccarico della piattaforma in un determinato momento.

L’ultimo limite riguarda la copertura geografica. Il DSA si rivolge alle piattaforme europee o che operano nel mercato europeo. Fuori da questo perimetro (ad esempio, un marketplace asiatico senza presenza dichiarata in Europa) il Regolamento non è applicabile, lasciando carta bianca ad una fetta consistente di distributori di prodotti contraffatti.

Cosa fare se sei un brand

Il DSA crea le condizioni perché il brand possa proteggersi meglio e più rapidamente, ma per poterlo fare con efficacia, il brand deve a sua volta intraprendere alcuni accorgimenti.

Verificare lo stato della propria copertura IP

Avere il marchio registrato nei paesi in cui si opera e nelle classi merceologiche pertinenti è un prerequisito utile a determinare l’efficacia nell’applicazione del DSA.

Presentare una segnalazione completa e di qualità

Le piattaforme richiedono di rispettare alcuni standard per strutturare correttamente una richiesta. Una segnalazione DSA efficace è un documento formale che include elementi come l’identificazione precisa della violazione, il riferimento al marchio registrato, gli URL coinvolti, le prove digitali e la richiesta di rimozione del contenuto illecito.

Affidarsi ai professionisti

Occorre sempre valutare l’opportunità di affidarsi ad un partner Trusted Flagger che abbia accesso ai canali prioritari di rimozione e che sia in grado di gestire per conto del brand le pratiche di segnalazione. Questa è la differenza operativa più concreta che il DSA ha introdotto per le aziende.

takeaways

Il Digital Services Act ha rivoluzionato il perimetro di responsabilità delle piattaforme digitali europee. Per i brand, piccoli o grandi che siano, è uno alleato prezioso, che offre strumenti inediti fino a soli tre anni fa e che rappresenta un aiuto concreto nella difesa della propria identità online. Come ogni strumento, però, la sua efficacia dipende dal modo in cui viene utilizzato.


Scopri se il tuo brand è sotto attacco

Monitoriamo i canali digitali per individuare usi impropri del tuo brand e ti inviamo un’analisi gratuita di quello che troviamo.

Preferisci scriverci? Inviaci una mail

leggi anche